domenica 11 dicembre 2011

Spyros e il suo fidanzato

Ieri ho visto in tv la penultima puntata di Masterchef Italia. E' una sorta di reality con delle persone che amano cucinare, che si sfidano a suon di preparazioni culinarie e vengono giudicate da tre grandi chef.
I concorrenti, partiti in dieci-quindici nelle prime puntate, erano rimasti in tre, due donne e un uomo, e in occasione della semifinale hanno avuto la visita dei loro cari, che per la prima volta potevano seguire dal vivo la gara disputata dai loro familiari. Le due donne hanno avuto una la visita del marito con i figli, l'altra della madre con le due sorelle. Quando è stata la volta dell'uomo, Spyros (di origine greca), il conduttore gli ha chiesto "E per te, Spyros, chi è arrivato?" e Spyros ha risposto: mia sorella, che è arrivata per la prima volta dalla Grecia, e Marco, il mio fidanzato da più di quattordici anni". Così. La cosa più naturale del mondo. Come dovrebbe essere.
E anche nel proseguo della trasmissione, nessuna pruderie, niente di niente che potesse comunicare agli spettatori che in quel rapporto, in quelle persone, ci fosse qualcosa di sbagliato. Il fidanzato di Spyros è stato intervistato per dare le sue impressioni, così come la mamma di Luisa e il marito di Ilenia, le altre due finaliste. Ha espresso la sua emozione per l'avventura che stava vivendo il suo compagno, così come gli altri. Tutto estremamente normale.
E mi sono chiesta: ma questo programma va in onda in Italia? Nello stesso Paese nel quale ci sono parlamentari che accusano i gay di essere malati o delinquenti? Non è possibile. Qui c'è qualcuno che non ha capito in quale società vive. Chissà chi è.

sabato 3 dicembre 2011

Mi imbatto casualmente nel blog di Ilaria Venturi, giornalista di Repubblica Bologna, che riferisce della proposta, fatta da una preside, di tenere le scuole aperte tutto l'anno per essere un punto di riferimento per i ragazzi e le famiglie anche nei mesi estivi. Sarebbe bellissimo. Io non capisco perché per tre lunghissimi mesi all'anno la scuola italiana chiuda i battenti come se fossimo ancora negli anni Cinquanta. Sono convinta invece che tenere le scuole sempre aperte sarebbe una vera ricchezza per tutti, ragazzi, famiglie e società intera. Mi piacerebbe che la preside Maria Amigoni non fosse solitaria nel portare avanti quest'idea, rivoluzionaria in un Paese dove sembra che il tempo si sia fermato, per quanto riguarda le scuole, a quando le famiglie potevano andare tre mesi in vacanza. Oggi i ragazzi sono perlopiù sistemati nei cosiddetti "campi estivi" - a pagamento e non scaricabili dalle tasse - affidati a operatori di chissà quale qualità, mentre gli insegnanti passano due mesi in ferie. Non vi sembra assurdo? Ovviamente non sto dicendo che l'anno scolastico dovrebbe andare avanti senza fermarsi per 12 mesi all'anno, ma credo che si possano sperimentare nuove funzioni per edifici e personale scolastico che consentano di mantenerli utili anche d'estate.

martedì 29 novembre 2011

Primo, o quasi


Questo non è il primo blog che "creo". E creare è un termine impegnativo, per una cosa così. Che si può distruggere con un semplice clic. E' che ogni tanto ho un tale traffico di pensieri che mi girano e rimbalzano nella testa che metterli per iscritto non credo mi farebbe male. Però un blog, per essere interessante per chi lo legge, dovrebbe avere un tema. Sempre che qualcuno lo legga, però in effetti se nessuno lo legge perché fai un blog e non scrivi semplicemente su word. Non lo so. Forse un blog è più figo. Forse è come avere un appuntamento con qualcuno, che anche se non hai tanta voglia di uscire esci lo stesso per non disdire l'impegno, perché non sta bene, però poi sei contento di esserci andato perché ti sei divertito. Ecco, magari un blog mi costringerà a essere meno pigra e scrivere, che lo saprei fare bene e mi piacerebbe anche. Comunque, se vuoi avere degli appuntamenti con qualcuno, che nel caso dei blog sarebbe come dire se vuoi che qualcuno ti legga, dovresti essere interessante. E qui torniamo alla faccenda del tema. Io ci ho pensato e ripensato, e ho fatto anche qualche tentativo. Ma niente da fare. Un tema non lo trovo e se lo trovo poi sono troppo esigente e mi sembra di scrivere delle cazzate tanto per scriverle. Perché non riesco a circoscrivere a un solo tema i miei pensieri, quelli che mi girano in testa ogni tanto. Di temi me ne interessano un sacco, e mi faccio trascinare ora da quello ora da questo, dipende anche da cosa mi succede nella vita di tutti i giorni, e non è che sono esperta di qualche cosa e di quella cosa lì posso scrivere. No, non sono esperta di un bel niente ma so un pochino di tante cose. E ho pure un'età. E una famiglia. Ma questo che c'entra. Sembra che non c'entri ma c'entra. Perché se a 47 anni sei ancora lì che non sei esperto di niente e non hai combinato niente che ti faccia emergere dall'essere semplicemente una persona normale, boh, allora cosa lo fai a fare un blog? Non durerà molto. Come i tanti diari personali che ho iniziato e poi abbandonato. Vedremo.